Accettazione: insegna il cane!

Possiamo per una volta smettere di essere insegnanti e può il cane esserci maestro di accettazione? Per una volta insegna il cane!

Accettazione insegna il cane

Quando parliamo di Meditazione a 4 zampe molti lettori sono interessati agli aspetti più strettamente teorici legati alla meditazione di consapevolezza con il cane, ma molto di più sono interessati alle proposte di pratica da fare giorno per giorno.

Nella nostra rassegna abituale dividiamo gli esercizi in due grandi categorie: quella degli esercizi che comportano qualche tipo di azione o di attività da svolgere insieme al cane e quella degli esercizi nei quali la vicinanza o perfino la sola osservazione del nostro cane ci fornisce un insegnamento fondamentale.

In altre parole, la seconda categoria ci avvicina al nostro cane in una posizione nuova, non più (o non soltanto) quella del padrone istruttore perennemente normativo, ma in quella inusuale dell’allievo.

Durante i nostri ritiri di meditazione a 4 zampe è senza dubbio esperienza interessante e nutritiva quella di una passeggiata consapevole con il nostro cane, ma diventa esperienza in molti casi più illuminante ancora, quella di un’osservazione da discente della lezione permanente che un cane sempre può darci.

Una lezione permanente che quasi sempre, ahimè, rischiamo di mancare, fagocitati come siamo in continuazione dalla nostra ossessione egoica ed autoreferenziale che non accetta per principio che un cane possa insegnarci qualcosa. E invece in molti casi, se lo lasciamo parlare e se troviamo gli occhi giusti con cui guardarlo, il nostro compagno a quattro zampe ha qualcosa di molto importante da insegnarci.

Il cane e l’accettazione

In questo articolo ci piace toccare un concetto che attraversa un po’ tutti gli insegnamenti legati alla meditazione di consapevolezza perché è uno dei perni attorno a cui si muove tutto quanto: l’accettazione.

Solo all’apparenza può sembrare un concetto banale, quasi scontato.

Sì, certo, dobbiamo accettare, giusto! E’ un’ottima idea, io già lo faccio, già lo sapevo.

È solo andando in profondità nell’essenza dell’accettare e, ci viene da dire, nella sua aspirazione radicale a stare con tutto quello che c’è nel momento presente, che si comprende la forza e la grandezza di questo concetto.

Accettazione, che non deve essere mai confusa con una passività impotente, e nemmeno con una silenziosità rancorosa e indurita rispetto alla vita. Accettazione è un movimento arioso verso di essa, un aprire la mano e lasciar passare, mollare la presa, dopo tanta resistenza.

Potremmo riflettere sempre, in ogni momento, su quante siano le cose a cui resistiamo nella nostra vita, nelle nostre giornate.
Resistiamo a cose minuscole e banali come a cose enormi e fuori dal nostro controllo.

Resistiamo, non accettiamo tutto ciò che non coincide con le nostre aspettative, a un disappunto, a una cattiva risposta, a un incidente, a un cambio di programma, a una giornata di pioggia, per giungere a non accettazioni molto più vaste: non accettiamo l’età, gli abbandoni, non accettiamo il non essere accettati (guarda tu!), non accettiamo la fragilità della vita, la morte.

Osservando un po’ da vicino ci accorgiamo di quanto le nostre esistenze siano avvolte da un’aura densa di non accettazione e di quanto questo ci condizioni e ci sfiguri.

Meditare vuole dire anche e soprattutto vedere con occhi attenti tutto questo e, un po’ alla volta, aprire il pungo e lasciare andare.

Il cane come maestro

Bene, e il cane? Cosa ci può insegnare un quadrupede imbranato che al massimo può farci ridere con qualche sua goffaggine?

Vediamo: quante volte e con quanta intensità noi emettiamo un giudizio su quanto succede nella nostra testa?

Pensiamoci un attimo: quante volte stabiliamo che uno stato d’animo, un grumo di emozioni, un umore di fondo non siano giusti?

Quante volte pensiamo che dovremmo sentirci diversamente da come ci sentiamo?

Quante volte ci sembra normale creare questa specie di opposizione interna, questa divaricazione tra quello che è e quello che dovrebbe essere?

Ad essere ottimisti dovremmo dire “spesso”, ma in molti casi sarebbe più obiettivo dire “sempre”.

Il nostro cane, in questo frangente può essere un maestro impagabile.

Nessun pistolotto teorico ma l’esempio vivente dell’aderenza continua con quello che c’è: i cani non danno giudizi su ciò che sta accadendo nella propria testa. I cani prendono le esperienze mentre vengono. Si sentono e basta!

Potrebbero sentirsi degli stupidi per un tempo, o quando mangiano qualcosa che non dovrebbero mangiare ma poi, quando si sentono un po’ meglio, accettano questo stato modificato.

Non rimangono inchiodati sui momenti in cui si sono sentiti stupidi. Passano leggeri e fluidi negli eventi della vita, interiori ed esteriori.

Noi invece siamo dei professionisti del giudizio, della non accettazione verso tutte le esperienze che facciamo nelle nostre giornate. Dovrebbe essere così, non dovrebbe essere così.

E questa continua separazione interiore non fa che alimentare la nostra colpa e la nostra cronica negatività.

Il cane può essere il miglior maestro proprio in questo versante così nevralgico del nostro essere in vita. Accettare il mondo e se stessi con la leggerezza dei saggi.

Il nostro cane ci invita a sentirci nel momento presente con accettazione e con la pazienza che da essa deriva. Ci insegna ad aspettare con ampiezza di cuore il momento in cui le emozioni e i sentimenti negativi cambiano. Una lezione importante, non trovate?

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