La durata della meditazione seduta

Dopo aver fatto nei giorni scorsi una descrizione panoramica sulla meditazione seduta e dopo averne spiegato le tecniche di base, in questo articolo cercheremo di approfondire alcuni aspetti legati alla durata e alla frequenza che possono essere utili a chi si avvicina alla meditazione.

La durata della meditazione seduta


Pur mantenendo, soprattutto nella tradizione della meditazione Vipassana, un impianto orientato alla semplicità, esistono aspetti, e in certi casi dei trucchi, che ci aiutano a mantenere l’attenzione sull’oggetto di meditazione (il respiro).

Va sempre ripetuto che l’obiettivo non è quello di diventare dei provetti respiratori o dei performers in ambito meditativo (non esistono campionati in corso che io sappia) ma piuttosto quello di usare tutte le tecniche più efficaci per sviluppare la nostra attenzione e con essa l’accesso ad uno stato di calma concentrata.

In particolare è importante accrescere la nostra capacità di ritorno al respiro, il nostro accorgerci di essere altrove, ricordare il nostro compito e tornare.

Perdere l’attenzione fa parte del gioco, tornare con l’attenzione sul nostro oggetto di meditazione tutte le volte che ce ne ricordiamo è il cuore della meditazione.

La parola Sati vuol dire consapevolezza ma anche ricordare. Ricordare perciò non come memoria del passato ma quell’azione di risvegliarsi nel presente e tornare al proprio compito.

Quanto deve durare una seduta di meditazione?

Come ogni aspetto della meditazione, anche in questo caso è un errore guardarla come una performance. Esistono analogie con gli allenamenti per lo sviluppo muscolare ma sono analogie imperfette.

In ambito buddhista si parla di retto sforzo. Questo significa che uno sforzo ci deve essere, ovviamente, ma che quello sforzo deve essere retto, ossia saggio. Questo riguarda quindi anche gli aspetti relativi alla durata delle sedute.

In una parte iniziale che può durare tempi variabili a seconda delle persone, la nostra meditazione deve seguire un cammino di grande gradualità e, soprattutto di grande ascolto.

Obbligarci sin da subito ad una disciplina di lunghissime sedute giornaliere è spesso il modo più rapido per sabotare il nostro genuino impulso ad esplorare questa dimensione.

L’idealismo in questo caso assume i contorni di una punizione autoinflitta. Sicuramente non può rientrare nella categoria del retto sforzo.

Perciò é consigliato di fare delle prove. Esse potranno durare anche per molto tempo. Si può iniziare con dieci minuti di meditazione seduta e poi aumentare di qualche minuto quando sentiamo che questo desiderio di aumento nasce dalla curiosità crescente e non da un doverismo nascosto.

I meditanti di lungo corso svolgono sedute anche di 45 minuti o più, ma sono arrivati a questo dopo molti anni e, spesso, dopo molti passi indietro e assestamenti.

Con che frequenza meditare?

Anche in relazione alla frequenza settimanale bisogna nutrire un atteggiamento graduale. Proporsi un piano di due meditazioni quotidiane per tutti i giorni nella fase iniziale rischia di essere un’aspirazione irreale.

Poco a poco si consoliderà un’urgenza e quindi un organico incremento delle sedute e della loro durata, ma ci vorrà tempo.

Lo sviluppo della consapevolezza meditativa va immaginato un po’ come la coltivazione di una pianta a partire dal seme. Non é certo una saggia decisione quella di tirarla con le mani perchè cresca più in fretta. Il tempo e la pazienza sono fattori determinanti in tutte le attività della nostra vita, figuriamoci nella meditazione!

Anzi, ci accorgeremo lungo andare che meditazione non vuol dire soltanto sviluppo delle capacità concentrative e di attenzione focalizzata, ma anche di altre qualità preziosissime. Tra queste la pazienza e l’accettazione che rivestono un’importanza cruciale in tutti gli aspetti della nostra vita.

Dove e quando meditare?

Scegliamo un luogo tranquillo nel quale possiamo essere relativamente certi di non essere disturbati.

Cerchiamo una sedia comoda o un cuscino. L’importante è mantenere la schiena dritta e non appoggiarci alla spalliera. Osserviamo la nostra posizione e cerchiamo di aderire ad una postura di attenzione sollecita ma rilassata.

Spegniamo il telefonino e, se abbiamo il piacere, accendiamo un incenso. Non é indispensabile ma favorisce un’atmosfera di tranquillità e di calma.

Scegliamo un’ora della giornata in cui non siamo assillati da impegni o compiti. Molti meditanti preferiscono le prime ore della mattina o la sera.

Procuriamoci un timer assicurandoci che possa suonare al termine del tempo che abbiamo programmato. E poi, semplicemente chiudiamo gli occhi e osserviamo il nostro respiro.

Meditazione non vuol dire addormentarsi, semmai tutto il contrario. È calma (non sonno) concentrata. Questo per dire che meditare quando ci sentiamo terribilmente stanchi o assonnati non é una scelta saggia.

Nei prossimi giorni parleremo di altri accorgimenti utili ad una buona seduta di meditazione.

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