La gentile curiosità del cane

Un cane può aiutarci a sviluppare una gentile curiosità? Possiamo tornare a guardare la vita con lo stupore di quando eravamo bambini?

La gentile curiosità

L’abbiamo mai guardato il nostro cane? Ha un comportamento, direi un’attitudine, che non dipende dall’età e nemmeno dalla razza e nemmeno dalla mole. Il cane é curioso.

La curiosità del cane

Sembra un’osservazione marginale, quasi scontata, eppure lo caratterizza in modo evidente. Il cane annusa in ogni momento, annusa le novità, le nuove persone che entrano nel suo orizzonte, gli altri cani ovviamente, annusa gli angoli di casa, della strada. Si interessa ad ogni rumore, sia esso improvviso ma anche ai fruscii, ai cigolii. È attento.

È ovviamente un comportamento di specie laddove l’attenzione costante è una mappatura sempre aggiornata dell’ambiente, dei suoi possibili pericoli e delle sue opportunità.

Il cane osserva sempre, osserva in profondità. Non si stanca di farlo. Osserva con interesse i nostri cambi di umore, le variazioni delle nostre espressioni, delle nostre posture.

Specie, certo. Ma c’è qualcosa di più profondo in quella curiosità. Un interesse sempre nuovo per il mondo, verrebbe da dire per la vita. Una continua proiezione dal sapore innocente verso questa straordinaria avventura sulla terra.

Mi piace osservare i cani quando sono curiosi. Sembrano non dare nulla per scontato, nulla per acquisito in modo automatico e catalogato nella propria memoria. Forse i cani molto vecchi, soltanto negli ultimi periodi della propria vita, perdono un po’ di quello slancio. E insieme allo slancio sembrano perdere un po’ di felicità. Lo abbiamo notato?

La curiosità é indissolubilmente legata alla gioia di vivere. I cani ce lo spiegano in ogni istante della propria vita. Ed é una curiosità gentile. Non c’è nessuna intenzione di modificare ciò che accade. É lo straordinario spettacolo della vita, mai uguale a se stessa, e vale la pena guardarlo.

La nostra perdita della curiosità

Dall’altra parte ci siamo noi. In molti casi attraversiamo una parabola molto comune: dall’infanzia all’adolescenza fino all’età adulta fino alla vecchiaia.

Noi che crediamo che maturare e crescere sia una perdita graduale dello stupore. Noi che segretamente pensiamo che la curiosità sia la qualità degli ingenui, forse degli stupidi. Ci induriamo. Cresciamo e ci induriamo.

Non c’è degenerazione più straziante di quegli uomini maturi ingabbiati nel loro mondo dove tutto è già ruminato, dove tutto ha perso la luce. Quelli che sanno tutto. Quelli che non si sorprendono più di niente. Pensano che tutto lo abbiano già visto e tutto sia la ripetizione di qualcosa che hanno già vissuto.

È penoso. Il loro contatto con l’ambiente é nullo, costantemente filtrato da schemi incrostati, lenti attraverso le quali osservano ogni cosa.

Consapevolezza e indurimento

L’indurimento e la schematicità sono i primi a perdere colpi durante un cammino di consapevolezza. Per certi versi si può dire che la meditazione remi proprio in senso opposto rispetto alla formazione di certe sclerotizzazioni della mente e del cuore.

Ci sono scuole che lavorano direttamente su comportamenti e formazioni mentali che si sedimentano con gli anni. Molto dell’insegnamento di Gurdjeff, ad esempio, è incentrato sulla rottura sistematica dei piani interiori e sulla stimolazione costante alla curiosità.

D’altro canto, in ogni cammino serio di consapevolezza, presto o tardi assistiamo a un indebolimento di questa durezza, ad una messa in questione, all’apertura di nuovi spazi di felicità.

Curiosità, ingenuità, freschezza, stupore: diventano in questo contesto delle qualità supreme. Dietro ognuna di esse si nasconde una buona porzione di felicità.

Dall’altro lato, l’indurimento si accompagna sempre ad un’amarezza risentita. Questa vita che sfugge, che non va mai per il verso dei nostri piani, dei nostri schemi.

Diventa: i giovani che non sono come noi, il mondo che va dove non dovrebbe, i valori che non sono più quelli di una volta, le persone che inquadriamo ad una prima occhiata, le donne che sono tutte uguali, gli uomini che sono tutti uguali, ecc.

Questo passatismo amaro sembra non nascondere nessuna felicità, nè in sè, nè in prospettiva.

Il cane maestro di curiosità

Bene, e il cane? Il cane ci può aiutare a recuperare piano piano quel senso di stupore verso la vita. Ancora una volta il cane come maestro.

Il cane è l’esempio sempre in azione di quell’ingenuità che abbiamo perduto. È presente e vita che si dispiega momento dopo momento. E in questa sorpresa costante e felice, è vivo.

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