La meditazione sul respiro

Di cosa si parla quando si dice meditazione sul respiro? E soprattutto, come si fa?

Meditazione sul respiro

Meditazione sul respiro (Anapanasati) è una delle tecniche di meditazione più utilizzate in molte scuole buddhiste.

Tra le sue numerose varianti è la forma originaria di meditazione che prende le mosse dall’Anapanasati Sutta, uno scritto di istruzioni meditative che si trova nel corpus del Canone Pali, cioè quella raccolta di scritti considerati più vicini all’insegnamento originario del Buddha.

Nell’etimologia della lingua Pali, la parola Anapana indica il flusso naturale del respito mentre Sati può essere tradotto con attenzione, consapevolezza.

Il Buddha e tutta la tradizione del buddhismo Theravada lo considera lo strumento di meditazione per eccellenza proprio per la sua semplicità (altre scuole propongono forme di meditazione su oggetti fisici e mentali non sempre a disposizione del meditante) e per la sua ininterrotta disponibilità.

Meditare sul respiro

Infatti il respiro è presente da quando nasciamo fino all’ultimo istante della nostra vita terrena, nei momenti di gioia come nei momenti di tristezza, nella salute come nella malattia e si presta, di per sè, ad un raccoglimento e ad uno stato di calma (samadhi) unici. Già il solo atto di respirare lentamente favorisce uno stato di rilassamento sul quale hanno fatto leva storicamente molte scuole non solo di matrice buddhista ma anche yogiche e tantriche.

Ma meditazione sul respiro non consiste solo nel respirare! Infatti respirare con consapevolezza aggiunge un atto, la consapevolezza appunto, che cambia totalmente le regole del gioco.

Consapevolezza significa applicare una attenzione concentrata sull’atto, semplice, del respirare. Attenzione a che? Il dettato-base prescrive un’attenzione alla sensazione dell’aria che entra e che esce dalle nostre narici.

Meditazione sul respiro: la posizione

Ci si siede in posizione comoda. Nella posizione del loto ma non obbligatoriamente: molte persone hanno notevoli difficoltà a mantenere a lungo una posizione con gambe incrociate e spesso, soprattutto gli occidentali, data la poca abitudine e flessibilità delle articolazioni, soffrono dolori e difficoltà non necessarie.

Fior di maestri occidentali meditano in una normale posizione seduta su sgabelli o sedie, ponendo attenzione soprattutto a mantenere la schiena dritta e a non appoggiarla in modo sciatto sullo schienale. Questo e più che sufficiente.

Per favorire la concentrazione si consiglia di socchiudere gli occhi e di appoggiare le mani sulle gambe. A questo punto, quando siamo all’interno della nostra area di consapevolezza, cosa facciamo?

Osserviamo il respiro. Niente di più e niente di meno. Sembra un’istruzione semplice, anche troppo semplice, ma vi assicuro che la evidente semplicità non coincide sempre con la facilità.

Ci accorgiamo ben presto che in questo dettato elementare la nostra mente comincia a prendere autonomamente altre strade. In pochi secondi ci accorgiamo che stiamo pensando a un’altra cosa.

La casistica é infinita: pensiamo alla posizione, al dialogo avuto mezz’ora prima, al nostro vicino di banco delle elementari, ai piani per la serata, a un ricordo, proviamo ansia, ci interroghiamo sulla necessità di quello che stiamo facendo, ai nostri borbottii addominali, a tutto. Molto spesso ci accorgiamo che per minuti siamo stati altrove.

Che fare? Niente, semplicemente torniamo al nostro compito. Torniamo alla consapevolezza del respiro. La sensazione dell’aria che entra e che esce dalle nostre narici. Lasciamo il treno che ci aveva caricato portandoci lontano e torniamo al respiro. Lo perderemo cento volte e cento volte torneremo al respiro.

L’allenamento della meditazione sul respiro

Con gentilezza. Questa é la parola chiave: gentilezza. Non deve essere un braccio di ferro con la nostra mente. Lei fa quello che sa fare. Noi la riportiamo dove abbiamo deciso di riportarla. Questa é la meditazione: lo sviluppo (come i muscoli dei body builder) di questa capacità di ritorno. Ogni ritorno è un preziosissimo momento di consapevolezza.

Ci svegliamo dall’allucinazione del momento, sia essa un pensiero, un’emozione o una sensazione, e torniamo al presente, al qui ed ora.

La meditazione sul respiro è una ginnastica delicatissima del qui ed ora. Come ogni forma di allenamento ha bisogno di tempo e di gradualità.

Se puntiamo a fare la maratona di New York ci vorranno mesi, forse anni di allenamento fisico. Inizieremo con corse brevi incrementando poco a poco le distanze. La meditazione é uguale.

È un processo di apprendimento e di allenamento. Poco a poco sperimenteremo momenti (non importa quanto lunghi) di pace profonda, di adesione attenta all’esperienza del momento. Ci accorgeremo che più riusciremo a dimorare nel presente, più si alimenterà uno stato di calma e di benessere. Molti la chiamano calma concentrata e questa definizione chiarisce ancor di più il concetto. Attenzione non è tensione.

Inutile dire che l’obiettivo non è quello di diventare dei provetti respiratori ma semmai quello di sviluppare delle qualità come la concentrazione, l’accettazione, la gentilezza ed il discernimento che lavoreranno, poco a poco, in tutte le aree della nostra vita.

Uno dei vantaggi più evidenti della meditazione sul respiro è quello di averla sempre a disposizione. Possiamo meditare sul respiro in un contesto di meditazione formale quotidiana (anzi è raccomandato darle una cadenza giornaliera) ma possiamo concentrarci sul respiro in ogni momento: davanti al computer, prima di un colloquio, mentre guidiamo, nel letto prima di prendere sonno, dovunque e in qualunque circostanza.

Abbiamo voluto qui solo introdurre per sommi capi gli elementi base della meditazione sul respiro. Torneremo in futuro sull’argomento aggiungendo osservazioni e consigli.

Buona meditazione!

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