Meditare con la malattia del cane

Meditare con la malattia del cane è possibile? Ma la meditazione non ha bisogno di pace e tranquillità?

Meditare con la malattia

Meditare con la malattia del cane, non è un’affermazione assurda? Spesso si ha un’idea strana della meditazione. Si crede che per meditare sia necessario creare un contesto particolare, l’ambiente giusto, le luci giuste, un buon incenso, un cuscino comodo, la giornata perfetta. La vita e la meditazione intesa come un allineamento magico di pianeti, di condizioni.

Perchè dovrei meditare?

Perché dovrei meditare se sono arrabbiato? Perché dovrei meditare se ho quella preoccupazione che mi tormenta da ieri? Perché dovrei meditare se ho quel dolore alla gamba che non mi lascia rilassare?

Bene, questa idea di meditazione è un’idea fortemente condizionata.

Qualcuno mi sa dire quante volte nella propria vita ha avuto tutte le cose che andavano per il verso giusto? Io nella mia ne ricordo ben poche e sono certo che se anche in quei momenti fossi andato a osservare in profondità avrei trovato senza dubbio qualche pianeta non allineato.

Insomma, se aspettiamo che le condizioni siano tutte favorevoli da un punto di vista interiore ed esteriore rischiamo di non meditare mai.

Ciò non vuol dire che dobbiamo programmarci sedute di meditazione formale nel mezzo della stazione centrale: ha un senso creare un ambiente il più possibile protetto. Ma l’aspetto veramente importante è capire che il vero luogo in cui la meditazione produce frutti gustosi è la vita, quella senza protezioni e con la sua porzione di imprevisti.

In cosa può aiutarci la meditazione con il cane?

In cosa può aiutarci la meditazione con il nostro cane?

Oggi vorrei riflettere sulle grandi opportunità che ci offre la circostanza di una malattia. Suona stranissimo parlare di meditare con la malattia, e suona ancora più strano parlarne come di un’opportunità.

Certamente non vogliamo dire che una malattia lieve o grave, sia qualcosa di augurabile. Ovviamente no! Ma nonostante quello che ci auguriamo noi, spesso purtroppo si abbatte ugualmente sulla vita del nostro cane e quindi sulla nostra.

Cosa ne facciamo? Questa è la vera domanda. Qual è il nostro movimento intorno a quell’evento che cade nella nostra vita?

È interessante guardare la nostra mente in certi contesti. Arriva un cucciolo a casa e dopo qualche settimana scopriamo che è affetto da una malattia genetica. Oppure scopriamo che il nostro cane ha una forma di dermatite cronica che gli dà un odore sgradevole e rende difficile stargli vicino. Oppure gli viene diagnosticata una malattia incurabile. Oppure ha qualcosa di leggero che chiede però la nostra attenzione giornaliera e noi siamo molto impegnati.

Che ne facciamo di questa opportunità?

Normalmente iniziamo con il “perchè proprio a me?“. È questa la prima risposta, quella che ci viene di getto, della nostra non-accettazione.

Ci sentiamo vittime di un destino beffardo e leggerci in questa maniera ci permette di accedere ad un set emozionale ben preciso: rabbia, risentimento, depressione, rifiuto, vendetta.

La risposta un po’ provocatoria che forse un monaco darebbe alla domanda “perchè proprio a me?” è “e perchè no?“.

Alla fine cos’è questo ego che sempre crede di doversi scartare dalle tragedie, ma anche soltanto dagli imprevisti? È un’invenzione, una credenza, al pari di mille altre. Si, proprio a te!

Quindi non-accettiamo e poi, come secondo movimento di questa non accettazione cerchiamo il modo più veloce per toglierci dai piedi questo imprevisto. Togliere, rimuovere.

Questo non vuol dire certamente che dobbiamo non curare e appassionarci al dolore, ma una sana consapevolezza ci aiuta ad osservare questa tendenza sempre più crescente a rimuovere. Pastiglie sempre più rapide per l’eliminazione dei dolori, pastiglie contro la nausea, pastiglie contro tutto, chirurgia contro il disagio delle rughe, contro gli inestetismi, contro le imperfezioni.

Meditare con la malattia come pratica con l’accettazione

La malattia del nostro cane ci permette una pratica di frontiera proprio con la nostra dimensione di accettazione/non-accettazione.

Ogni volta che riusciamo a svegliarci dall’ipnosi del non accettare e del rimuovere conquistiamo porzioni serene di quieto stare con quello che c’è. Saper dire “va bene” a quello che si presenta ha incalcolabili benefici in molte aree della nostra vita.

Sei un cane imperfetto: va bene. Sei un cane dall’odore sgradevole: va bene. Sei un cane che se ne andrà presto: va bene.

Ma attenzione! “Va bene” non significa una rassegnazione passiva e malinconica. Significa accettare la vita così com’è e accettandola trovare gli strumenti per dare la migliore risposta possibile alle cose.

A volte la migliore risposta è un calcolo lucido del miglior intervento possibile, altre volte é essere la migliore versione di se stessi per stare accanto, semplicemente accanto, con tutto il cuore all’essere che soffre o che sta per lasciarci.

Nella meditazione a 4 zampe proponiamo pratiche specifiche per lavorare in queste aree attraverso l’uso di meditazione guidata, meditazione di metta ed altre tecniche.

L’idea è quella di ritrovarci con il nostro cane sempre più nel momento, senza scelta e senza selezioni. Perché il momento presente non possiamo sceglierlo ma possiamo scegliere gli occhi con cui guardarlo.   

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