Meditazione con l’ansia: è possibile?

E’ possibile applicare la nostra pratica meditativa a stati sgradevoli? E’ possibile coniugare la meditazione con l’ansia per avanzare nel nostro cammino interiore?

Meditazione con l'ansia

La meditazione ha effetti benefici su molte aree della nostra mente e del nostro corpo. Una meditazione di consapevolezza praticata con costanza e determinazione lavora in modo organico su tutto il nostro universo interiore.

Con il tempo e con la pazienza ci accorgeremo che si può instaurare un nuovo modo di relazionarci con la nostra interiorità.

Meditare con l’ansia

Molti di noi convivono con stati più o meno frequenti, più o meno intensi, di ansia. Ripetendo una volta ancora che la pratica meditativa ha effetti su tutto, perciò anche sull’ansia, è possibile svolgere sedute orientate specificamente sulla meditazione con l’ansia trasformandola da possibile ostacolo alla calma, a strumento prezioso di meditazione.

È molto rara una meditazione perfetta e, forse, non è neanche la situazione più augurabile. Molto più realisticamente, chiudendo gli occhi e cercando di concentrare la nostra attenzione sul respiro, si affacceranno in superficie stati che etichetteremo come sgradevoli.

Rabbia, irrequietezza, agitazione, paura, tristezza, demotivazione e, a volte, ansia. L’ansia ha vari gradi di intensità e in certi casi diventa molto difficile mantenere una posizione ferma e rilassata. La tentazione è quella di mollare la seduta e rimandarla a tempi migliori.

Beh, vediamola da un altro punto di vista: sono proprio quelli i tempi migliori. Soprattutto si tratta di quello che c’è nel qui ed ora e la prima consegna della meditazione è quella di stare con quello che c’è.

C’è l’ansia? Benvenuta ansia! C’è calma e rilassamento profondo? Benvenuto rilassamento! Quello che c’è. Nessuno ci assicura che domani sarà diverso, che non si alterneranno altri stati mentali, nessuno ci assicura nemmeno che ci saremo ancora! Allora la scelta più saggia é quella di farsi carico di quello che passa la vita.

Come lavorare con l’ansia?

Partiamo dal dato innegabile che mantenere l’attenzione sul respiro con fermezza, poco a poco alleggerisce la presa dell’ansia. Se non altro la avvolge in un contesto interiore di maggior calma. Perciò il nostro lavoro può dividersi tra una saggia fermezza per mantenerci ancorati al respiro e brevi incursioni nelle quali osserviamo la nostra ansia.

Già, la osserviamo. Lo facciamo mai? Se ci facciamo caso, quasi sempre reagiamo all’ansia. Cerchiamo di soffocarla con qualcosa, con un’altra attività, con altri pensieri, con una sigaretta, con la consultazione frenetica di un social, con una telefonata, oppure prendiamo una pastiglia per calmarci.

Reagiamo, non la osserviamo. Invece la proposta è quella di osservarla nell’intero processo del suo esserci.

Come osservarla?

I testi di meditazione suggeriscono di partire dalle sensazioni fisiche dell’ansia. Notare con la curiosità di un ricercatore i luoghi del nostro corpo nei quali l’ansia si manifesta.

È il ritmo del respiro? È una sensazione all’altezza dello stomaco? È una sensazione di tachicardia? È una temperatura del corpo?

Osserviamola, con curiosità ma senza toccarla. Ancora una volta la parola chiave è “gentilezza”.

Non osserviamo l’ansia per stanarla e decapitarla. No. La osserviamo semplicemente senza seguire il nostro impulso a soffocarla e toglierla di mezzo. Lasciamola essere in tutta la sua grandezza.

Un modo nuovo di stare con l’ansia

Poco a poco scopriremo un modo nuovo di stare con l’ansia. Forse noteremo che è proprio l’abbandono di quel braccio di ferro con cui trattiamo molte parti di noi stessi, che la farà scendere d’intensità. Ma c’è di più: consolidando questa posizione di osservatore curioso, saremo gradualmente sempre meno alla mercé dell’ansia.

Acquisteremo un inaspettato potere rispetto alle nostre emozioni sgradevoli: non saremo più sballottati dove vogliono loro ma avremo sempre la possibilità di scegliere se farci trascinare o osservarle.

Ansia e sensazioni corporee

Quindi possiamo iniziare dall’osservazione del suo dispiegarsi nel corpo, nelle nostre sensazioni, nelle nostre vibrazioni ma dovremo avere la saggezza di non indugiare in questa osservazione.

È sempre dietro l’angolo, soprattutto agli inizi, il rischio di venire trascinati e perdere la bussola del compito prefissato. Quindi torniamo di tanto in tanto nella nostra casa sicura, il respiro, per recuperare energie e centarci in vista di una nuova incursione.

Questa é una pratica di primissimo livello. Molte spesso un principiante crede che se non si siano raggiunti particolari stadi di estasi e di rilassamento profondo non si é dei bravi meditanti.

Niente di più sbagliato. È vero che con il tempo si toccheranno momenti sempre più estesi di pace interiore, ma è vero anche che tutti i meditanti, principianti o esperti, capiscono rapidamente che il vero cuore della consapevolezza meditativa è lo sviluppo della capacità di saper navigare con tutti i mari.

Una pratica più stagionata di lavoro con l’ansia prevede l’osservazione non solo delle sensazioni fisiche associate all’ansia ma anche dei pensieri. Osservare i pensieri non è compito facile e richiede uno sviluppo del nostro osservatore interiore.

Diciamo in questa sede che è possibile osservare il flusso dei nostri pensieri, il loro ritmo, la loro intensità, allo stesso modo con cui è possibile osservare emozioni e sensazioni corporee.

In ogni modo, lavorare con l’ansia è un’occasione preziosissima che ci consente di esercitare una disidentificazione operante con le correnti interiori che normalmente ci trascinano via.

Se abbiamo pazienza scopriremo che non esistono veri e propri ostacoli alla meditazione. Siamo noi che decidiamo cosa farne: ne facciamo un ostacolo o ne facciamo un mezzo per andare avanti?

L’ansia, in questo senso, può diventare un nostro potente alleato. 

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