Passeggiata consapevole e giudizio

Esistono vari modi per svolgere una passeggiata consapevole, e non solo con il nostro cane. Oggi scopriamo come indagare intorno alla nostra continua tendenza al giudizio.

Passeggiata consapevole e giudizio

Nelle settimane passate abbiamo presentato gli elementi di un approccio diverso alla passeggiata con il cane. Abbiamo riflettuto sul continuo allontanarci dall’esperienza presente e sulla proposta di tornare sistematicamente e deliberatamente al qui ed ora.

Forse ci siamo accorti di dimorare prevalentemente in un luogo irreale, quello delle nostre proiezioni, dei nostri sogni, dei nostri fantasmi, dei nostri ricordi e dei nostri progetti. Il tempo e l’attenzione che dedichiamo a ciò che avviene attorno a noi è un’appendice minuscola, gli elementi minimi per attivare il nostro pilota automatico e attraversare la vita come degli automi.

Più o meno così. Forse non sempre e non per tutti ma è indubbio che gli elementi di automaticità sono spesso prevalenti.

Lavorare con i giudizi

Un’altra proposta interessante ha a che vedere con un’altra area della nostra mente, che spesso sottovalutiamo ma che si sovrappone comunque alla realtà in modo prepotente: il giudizio.

La normalità ci sembra essere quella di esporre al giudizio ogni cosa che ci passa davanti. Anzi, più il nostro giudizio è tagliente e acuto, più sentiamo una vertigine del nostro ego. Siamo riusciti a trovare il lato comico, patetico, squallido di qualcuno o di qualche situazione? Ci sentiamo contenti in qualche parte di noi stessi.

Lo abbiamo notato? Pur essendo la facoltà di giudicare utile in alcuni frangenti della nostra esistenza, tuttavia una dimensione ipertrofica di tale facoltà ci condanna ad una posizione di continua sovrapposizione di materiale interiore sulla realtà.

Ci sembra impossibile non etichettare qualcuno come brutto, stupido, non interessante, ammirevole, bello, inutile.

Questa stessa tendenza compulsiva la esercitiamo, ahimè, anche su noi stessi. Quanti di noi attraversano aree della propria vita in un’ingessatura costante fatta di giudizi continui, censure e condanne? 

Osservare la mente giudicante

È difficile operare su queste attitudini da un giorno all’altro ed è difficile farlo a 360 gradi senza una gradualità. Siamo abituati da sempre a giudicare. Il mondo si muove così. Le conversazione abituali con gli altri sono spesso all’insegna del giudizio condiviso, della censura e della creazione arbitraria di cose accettate e di cose non ammesse.

Un’osservazione attenta e sincera della propria mente, magari attraverso la lente della meditazione di consapevolezza, porta alla luce questa trama fittissima attraverso la quale setacciamo la realtà che ci circonda.

E allora, da dove iniziare?

Una passeggiata con il cane può essere un terreno preziosissimo per l’osservazione di queste dinamiche. Possiamo coniugare una passeggiata consapevole e giudizio?

Uscire a briglia sciolta è una possibilità. Uscire dando a noi stessi la consegna di osservare tutta l’area di giudizio che attiviamo quando siamo al parco con il cane è un’altra possibilità.

Emettiamo interiormente (a volte non soltanto interiormente) giudizi estetici, giudizi di qualità, sull’educazione o sulla maleducazione degli altri cani, sull’inappropriatezza del nostro, sull’abbigliamento di quel padrone, sull’invadenza di quell’altro.

E queste sono solo le manifestazioni macroscopiche del nostro giudice sempre sveglio ed attento. Ne esistono altre più puntuali, nei segmenti brevi del nostro arrivo al parco, nel passare in rassegna volti, toni di voce, affermazioni.

Che succederebbe se ci astenessimo dal formulare questo o quel giudizio? Fermarsi un centimetro prima del solito burrone. Cosa rimarrebbe insoddisfatto?

Osservare e fare certe prove su noi stessi può sembrare ridicolo (giudizio) ma è un modo per iniziare a mettere mano su una materia tanto vasta.

Giudizio numero 1000

Potremmo semplicemente etichettare, così come si fa nei negozi con la prezzatrice, ogni giudizio che emettiamo con la semplice parola “giudizio”. Possiamo farlo senza giudicarlo (!), semplicemente dandogli il nome, il suo nome. Già soltanto riconoscerlo e dandogli un nome è un passaggio gigantesco nella direzione della non identificazione con quel movimento. Una piccola distanza dall’essere quel giudizio. Invece riconosco questa mia azione, la osservo e le do un nome.

Giudizio numero due, numero settanta, numero mille. Non deve avere la piega di una resa dei conti con se stessi, si cadrebbe in una nuova fase di giudizio: “sono proprio una frana, ho emesso un altro giudizio!”. Piuttosto un tocco leggero, un’attenzione gentile molto simile a quella che possiamo avere verso un figlio che sta crescendo.

In un cammino di consapevolezza serio si arriva, presto o tardi, a toccare la nostra mente giudicante.

Esiste molta letteratura in materia e metodi e suggerimenti non mancano. Così come non mancano tante porte d’ingresso per accedere alla consapevolezza di certe dimensioni interiori.

Farlo durante una passeggiata con il cane è uno dei tanti modi che abbiamo a disposizione. Questo non impedisce certo di estendere poco a poco questa capacità d’indagine anche in altri momenti della nostra giornata: sul lavoro, in casa o in famiglia. Si tratta solo di iniziare.

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