Una passeggiata con il cane

Una passeggiata con il cane può essere un momento significativo della propria giornata. Ne siamo proprio sicuri?

Passeggiata con il cane

La passeggiata è sicuramente un momento significativo per il cane che ne ha bisogno più di una volta al giorno. Soprattutto per i cani di città la passeggiata é un appuntamento fondamentale. Non è soltanto una questione legata ai bisogni ma molto di più una fase della regolazione delle energie interiori e delle necessità fondamentali della sua specie. Annusare, correre, relazionarsi, rincorrere, sono esigenze quotidiane per un cane e la passeggiata deve includere gran parte di quegli ingredienti per garantirgli una sana esistenza.


Ok, ma cosa può fare la passeggiata per noi?

Questa è una domanda che può ricevere risposte banali e standardizzate. La passeggiata al parco o intorno al palazzo è un momento salutare, di stacco per un proprietario. É un momento di intimità e di complicità, di relax e anti-stress. Quante ne abbiamo sentite di definizioni? Ma la domanda cruciale è: é veramente così?

Beh, lo sappiamo. Quelle sono definizioni molto idealizzate. Il più delle volte la passeggiata con il cane diventa un rituale fiacco e quasi automatico. Un compito per molti maledetto che si attiva con una frase che coi giorni, i mesi e gli anni diventa un odioso innesco di cattive emozioni: lo porti tu il cane?

Lo porti tu il cane?

Quell’esperienza anti-stress, quel relax idealizzato è scolorito rapidamente dietro le nostre ansie e le nostre delusioni. Cosa è diventata la nostra passeggiata con il cane?

Tutti abbiamo la nostra risposta e in molti casi sappiamo che si tratta un po’ di un’occasione mancata. Quella bella premessa di relazione e di complicità diventa una razione di obblighi da dividere fra i vari componenti di una famiglia un po’ come una medicina cattiva da prendere un cucchiaino per uno.

Bene, c’è un rimedio a tutto questo. Un rimedio semplice e che non richiede né investimenti nè sacrifici particolari. C’è la possibilità che da passeggiata con il cane si trasformi in passeggiata consapevole con il cane. Consapevole è l’aggettivo che cambia tutto. Ci credereste?

In effetti si tratta di vedere. Soltanto vedere. Vedere le dinamiche che si attivano durante la passeggiata. Osservarle con la pazienza e l’amore (sì, proprio l’amore) con cui si guardano dei figli mentre fanno azioni inesperte e magari inappropriate.

Per dimostrare che non stiamo parlando di esercizi spirituali sofisticati, facciamo qualche esempio:

Al parco non vuole tornare

Siamo andati al parco vicino casa, il nostro cane ha corso, ha giocato con i suoi simili, si è divertito, ma al momento del ritorno non ne vuole sapere. Lo chiamiamo ma non ci obbedisce. Lui sa che è arrivato il momento del ritorno a casa e fa di tutto per non ascoltarci. Ci suona familiare?

Si rompe l’incantesimo: la nostra serenità sparisce e sorge un’irritazione che matura e si accentua giorno dopo giorno.

Bene, qui, proprio in questo punto del film, sappiamo accendere la consapevolezza? Questa é la vera scommessa. Questo é il lavoro meditativo. Vedere il movimento rapido ma intenso della nostra rabbia. Tutto quel volano di frustrazioni che accelera dentro di noi. Vederlo. Fermarci. La semplice azione di fermarci e osservare è un principio di cura, é un primo, minuscolo momento di libertà.

Non siamo più schiavi di quello schizzo di disappunto ma lo osserviamo. Così creeremo lo spazio per attenderlo. Per concedergli del tempo ancora. Magari ne godremo. Sapremo ritagliarci minuti di pace. Rimandare, mollare la presa di un’aspettativa, la solita che viene tradita ogni giorno. Tornare a casa coi tempi che ci vorranno, quelli degli altri, del cane, della vita. Che bello osservarlo da questo punto di vista, non vi pare?

Quando fa i bisogni?

Un altro esempio: usciamo con il cane. Fa freddo. Abbiamo fretta e voglia di stare a casa. Ci costruiamo nei dettagli tutta la mappa della serata. Il cane non vuole fare i suoi bisogni. Aspettiamo soltanto che li faccia per tornare di corsa a casa.

Quella rabbia: la conosciamo? Io la conosco, l’ho vissuta. Ci mettiamo istanti per trasformare un’esperienza normale in un inferno.

Perché non la fa? Cosa aspetta? Lo fa apposta. Mi verrebbe voglia di riportarlo a casa così e poi la facesse dove vuole. Ma no, non é un buona idea.

L’inferno. E lì, a portata di mano, direi quasi dietro di noi, l’altra possibilità: quella di guardare tutto questo proprio mentre si svolge.

Osservare la nostra impazienza, sentire in modo microscopico le contrazioni della nostra ansia, sorvegliarla passo dopo passo. Sarà un modo di non obbedirle ciecamente ma di sviluppare gradualmente la nostra capacità di osservare e di accettare.

Bene, potrà sembrare singolare ma quelle appena descritte sono forme di meditazione di primissimo livello. Meditare è osservare le nostre resistenze alla vita, la frizione dei nostri piani con la traiettoria e i piani della vita.

Tutto questo non genera un’emozione masochistica nè una forma di depressione, ma una crescente dimensione di pace. Una “semplice” passeggiata con il nostro cane può diventare tutto questo, dobbiamo solo sceglierlo.

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